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I Z A N O N O V E C E N T O |
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LA NOBIL DONNA ALESSANDRA NOLI
DATTARINO TESTIMONIANZA DI PIETRO
SEVERGNINI Un personaggio degno di
essere ricordato per la sua geniale iniziativa, con la quale si è impegnata
moralmente e materialmente per l'educazione e il bene dei fanciulli di Izano, è
la n. d. Alessandra Noli Dattarino: da tutti familiarmente chiamata "la
Signorina Noli”. Il suo comportamento era
gentile e disponibile con tutti. Nacque a Fiesco (CR), da famiglia nobile, il 31
luglio 1890 e morì a Izano il 20 settembre 1966: per sua esplicita volontà,
per restare vicino ai suoi fanciulli, come diceva lei, è stata tumulata nel
cimitero di Izano e vi restò fino al 1996, anno in cui venne esumata e
trasferita a Fiesco, nella cappella di famiglia. La famiglia Noli,
originariamente viveva a Fiesco, ove aveva casa e proprietà terriere. In seguito il padre,
poiché la famiglia era piuttosto numerosa, pensò di acquistare una cascina con
terra annessa nel comune di Izano e vi costruì una villa ampia, situata in via
San Rocco, con la facciata a nord che volge verso la piazza G. Marconi. Tutta la
famiglia Noli venne quindi ad abitare ad Izano, sebbene avesse case anche in
Crema. Infatti, quando ebbi modo
di conoscerla, la "signorina Noli" si spostava facilmente da Izano a
Crema e viceversa. Viveva sola, due fratelli, Ufficiali dell'Esercito Italiano,
erano caduti al fronte nel corso della Prima Guerra Mondiale. La scuola
elementare di Izano porta il nome di uno di questi gloriosi ufficiali: Feliciano
Francesco Noli Dattarino. Le sorelle erano sposate, altri due fratelli vivevano
rispettivamente uno a Lodi e l'altro nella casa di Fiesco, ove conduceva
l'azienda agricola di proprietà, dato che la famiglia Noli era proprietaria di
alcune migliaia di pertiche di terreno. Va tenuto presente che la
"signorina Noli" ed il fratello Matteo, a Fiesco, avevano fatto una
scelta di vita completamente diversa da quella dei loro fratelli e sorelle,
dedicandosi al prossimo, compiendo opere di bene, con particolare attenzione
verso i fanciulli. A quel tempo non vi erano
oratori o altri centri di aggregazione che potessero dare ai ragazzi un posto di
ritrovo per quel poco tempo libero che rimaneva fra gli impegni rappresentati
dalla scuola e dal lavoro di famiglia. Mi riferisco agli anni immediatamente
antecedenti lo scoppiò della II Guerra Mondiale. La "signorina
Noli" aveva interessi pastorali in Crema e a Izano. Trascorreva solitamente
il pomeriggio in paese, ove poteva disporre della grande villa, con parco e
presso i locali parrocchiali, teneva l'adunanza ai fanciulli dell'Azione
Cattolica, dopo la quale metteva a integrale disposizione dei ragazzi la propria
villa, ove non c'era locale che non venisse visitato e occupato da questi
ultimi. Io sono stato uno di quei ragazzi: eravamo un gruppo alquanto compatto.
Non sto ad elencare tutti i componenti di quel gruppo, ma devo fare un'eccezione
e menzionarne uno, che con il trascorrere del tempo ha acquisito una levatura
morale e spirituale di primissima importanza: mi riferisco a sua eminenza, il
card. Marco Cè, patriarca emerito di Venezia. Chi avrebbe pensato a quel tempo
che proprio lui, Marco, sarebbe diventato una personalità così importante, così
significativa, che avrebbe ricoperto nella gerarchia della Chiesa posizioni
tanto elevate? Basta oggi dire il suo nome, perché il paese acquisti lustro e
importanza. Fin da ragazzo non perdeva occasione di manifestare la sua
vocazione. Bruciò le tappe. Durante gli anni in Seminario, Marco trascorreva il
periodo scolastico in Crema, rientrando a casa, nel paese natio, solo per una
parte delle vacanze estive (altra parte delle stesse venivano spese in montagna
con gli altri seminaristi). Il tempo estivo rappresentava il momento per tutti
noi ragazzi, più o meno coetanei di Marco, per ritrovarsi insieme e trascorrere
alcune ore serene e spensierate nel gioco e in piacevoli chiaccherate. Frequentò le scuole
elementari ad Izano, poi entrò nel Seminario Vescovile di Crema e si fece
sacerdote. Ben presto ricoprì il ruolo di vice-rettore e quindi, per diversi
anni di rettore del Seminario Vescovile medesimo. Dopo questa esperienza il
grande evento: vescovo ausiliare del card. Poma a Bologna. Alcuni anni dopo
divenne assistente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana e, successivamente,
patriarca di Venezia, di lì a poco, conseguentemente, Cardinale. Per parecchi
anni esercitò il suo ministero come patriarca di Venezia: tutti dobbiamo
ringraziare Dio per la fortuna di avere avuto in mezzo a noi una figura di così
alta moralità e prestigio. Ma torniamo nell'abitazione della "signorina
Noli" dove ci sentivamo sempre come fossimo a casa nostra, con il piacere
di trovarci fra amici con un'amica, perché pure la "signorina Noli",
si fermava con noi, entusiasta della gioia dei "suoi" ragazzi. Era una grande educatrice
e pedagoga. Stava con noi ma non si faceva notare, né faceva pesare la sua
presenza, non intromettendosi nei nostri giochi o nelle discussioni, salvo
degenerassero. C'erano momenti però, in
cui ci convocava in casa per un chiarimento o una bonaria reprimenda, oppure si
serviva delle adunanze per suggerire le soluzioni migliori ad eventuali piccoli
dissidi sorti fra di noi. Era capace di
"tirare le fila" con molto tatto e di infonderci l'idea del giusto ed
aiutarci a distinguere il Bene dal Male. Quando riteneva che vi
fosse qualche correzione particolare da operare, vi provvedeva personalmente. Ha
sempre dimostrato estrema signorilità, sapendosi rivolgere ai ragazzi con
grande delicatezza e garbo, tanto che nessuno si offendeva nemmeno nel caso
operasse dei richiami. Era una vera
"madre" con tutti, sapendo come comportarsi al riguardo: in lei era
innata la sensibilità e lo spirito della vera educatrice. Spesso veniva a
trovarci nelle nostre case, specialmente nel periodo scolastico, quando gli
impegni erano molti e noi ragazzi non potevamo, né avevamo il tempo per
trattenerci presso la sua casa. Era allora l'occasione perché ella seguisse
personalmente il nostro lavoro scolastico. Il tempo passava ed anche noi ragazzi
diventavamo grandicelli, con esigenze diverse rispetto ad un tempo: nasceva la
voglia di correre all'aria aperta, di giocare a pallone, di ritrovarci in giochi
educativi, di stare in compagnia. Fu subito la
"signorina Noli", allora, ad interessarsi ed a reperire un campo
sportivo, da mettere a nostra disposizione. Riuscì a trovare un
campetto, proprio di fronte alla chiesa Parrocchiale: per noi ragazzi era tutto!
Non era un campo riservato a pochi, bensì accessibile a chiunque volesse
giocare: la finalità perseguita dalla "signorina Noli", anche in
questo caso, era quella di poter riunire tutti i ragazzi, di fornire loro un
posto dove ritrovarsi e vivere in compagnia le esperienze del gioco e i momenti
di svago. Fu la prima goccia, il
primo passo perché in paese nascesse l'esigenza e l'interesse di dare ai
giovani del luogo, nel tempo, un vero e proprio campo sportivo. Per agevolare il
raggiungimento di questo obbiettivo, successivamente, la "signorina
Noli" donò quel piccolo campo, unitamente ad una certa somma di denaro,
alla Parrocchia di Izano, che pur attraverso varie difficoltà, riuscì a dare
ai giovani del paese un vero e proprio campo di calcio, con una struttura
oratoriale di supporto, davvero invidiabile. Dobbiamo riconoscere che la via
alla vita oratoriale fu indicata proprio dalla "signorina Noli", sulle
orme dell'esempio che al riguardo dirde in altri tempi e luoghi don Giovanni
Bosco. Va dato atto che anche i
sacerdoti coadiutori contribuirono in maniera fattiva e significativa alla
creazione di un oratorio, ma dobbiamo precisare che sino al periodo
immediatamente precedente lo scoppio della II Guerra Mondiale, Izano (per quanto
possa ricordare personalmente) non ebbe sacerdoti coadiutori. Il primo, se non erro, fu
don Fedele Simonetti, che giunse nel 1938: usufruiva della casa di abitazione
presso il Santuario della Madonna della Pallavicina. Onesto e laborioso
sacerdote, si prodigò in tutto e per tutto per poter unire i giovani del paese.
All'epoca tutte le associazioni cattoliche, per svolgere le proprie adunanze si
servivano di una sola stanza, posta a disposizione dalle Suore, le quali
potevano godere di un edificio comunale piuttosto vasto, che fungeva da scuola
materna e alla domenica come oratorio femminile. I ricordi, belli o meno
che siano, sia del tempo "preoratoriale", che di quello successivo,
riaffiorano alla mente: memorie e nostalgieche rimandano con il pensiero allegro
e spensierato alla nostra giovinezza. Fu quello il tempo in cui
noi, giovani fanciulli e adolescenti fummo educati e formati: dovrei al
riguardo ringraziare tutte le persone che con i loro consigli ci insegnarono la
bontà, l'umiltà, la coerenza e la doverosa solidarietà verso il prossimo. E' questo un patrimonio
che ora noi dobbiamo trasmettere alla gioventù che ci circonda: per questo
serve tanta buona volontà e desiderio di credere che verrà il tempo in cui
potremo raccogliere quanto di buono noi tutti abbiamo seminato. |
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